lunedì 22 agosto 2016

Ios, la Ventosa

Buon inizio settimana! Siete già tornati tutti dalle vacanze? Le mie possono a questo punto dirsi ufficialmente terminate con gli ultimi quattro giorni trascorsi nella Capitale con la mia ormai fedelissima compagna di scorribande Romane.
Tra un aperitivo e l'altro non mi sono però dimenticata che manca ancora una parte di racconto per completare i ricordi di viaggio della vacanza in Grecia, quella relativa alla tappa ad Ios.



Come avevo anticipato nello scorso post, se Santorini mi era apparsa autentica e fedele a se stessa nonostante si pieghi comunque molto alle esigenze dei turisti offrendo ogni tipo di comodità non ho del tutto avuto questa sensazione riguardo ad Ios, che dorme il giorno e si sveglia la sera.
In cui tutta la vita si concentra tra il porto, il piccolo villaggio di Chora e il lungomare di Mylopotas che si situano tutti nel raggio di 5 km l'uno dall'altro, mentre il resto dell'isola è pressochè abbandonata a se stessa, composta da montagne e varie spiagge disseminate lungo la costa, neanche tutte raggiungibili per mancanza di strade.


Essendo pressochè inabitata da Greci, tutte le attività commerciali sono prettamente indirizzate ai viaggiatori, con un esubero di pub e beach bar quasi identici l'uno all'altro pieni di giovani turisti australiani e americani e il loro divertimento esuberante e chiassoso. L'età dei visitatori dell'isola è di media molto giovane e si aggira intorno ai vent'anni, e numerosi sono gli italiani che abbiamo incontrato in spiaggia e in giro per i locali.
Questo mi ha lasciato un po' la sensazione di un luogo costruito ad arte per il divertimento e il comfort di chi viene da fuori, cercando di far sentire il turista a casa riproponendo una copia di ciò che chiunque potrebbe trovare nel posto dove risiede, a scapito di strutture maggiormente tipiche come invece si incontrano più spesso a Santorini.


Mylopotas, Ios
La piscina del Far Out Beach Club

lunedì 1 agosto 2016

La magia di Santorini

Mi sono letteralmente innamorata di Santorini. Delle sue chiesette bianche e dei tetti blu che si scorgono tra le pareti rocciose delle montagne, di quelle strade brulle e selvagge dalle quali ogni tanto si vede spuntare un cactus inaspettatamente ricco di fichi d'India. Del lungomare di Kamari con i suoi ristorantini tipici, che fanno a lotta l'uno contro l'altro offrendo i più vari servizi per accaparrarsi il maggior numero di clienti.



Della sua parte più chic ed esclusiva, più benestante, dove le boutique di alta classe si susseguono in mezzo alla bianche strade di Oia, un lusso ostentato contro la bellezza naturalmente mozzafiato dal panorama circostante e del tramonto che si consuma dall'altro lato delle vetrine. Del sognare, un giorno, che in una di quelle piscine che si affacciano sul mare ci sarò anch'io, circondata dal blu della notte e dell'acqua, senza pensieri, solo un calice di bollicine in mano e le luci delle barche a rischiarare l'oscurità.



Ho apprezzato la gentilezza della gente del posto, sempre disponibile ad aiutarci (dalla prima sera quando il tassista ci ha portati all'albergo sbagliato fino al giorno della partenza per Ios, quando nonostante le ripetute chiamate era impossibile riuscire ad avere un taxi ma siamo incredibilmente riusciti comunque ad arrivare in tempo per il traghetto) senza l'intento di approfittarsene, la temperatura perfetta, il profumo dell'aria pulita, il sapore genuino anche di un semplice pomodoro.



Rispetto ad Ios, ho trovato che la distanza tra la parte più naturale e quella turistica fosse meno incolmabile: Santorini è equilibrata, rimane sè stessa pur offrendo ogni tipo di comodità e servizio ai visitatori, senza mai apparire finta o costruita.



Ma partiamo dall'inizio con il racconto dei primi quattro giorni a Santorini e di quali sono state le nostre tappe, mangerecce e non.
Essendo atterrati alle 20.30 di sera e avendo perso parecchio tempo per raggiungere l'albergo giusto (assicuratevi che l'autista degli shuttle fuori dall'areoporto abbia VERAMENTE capito dove portarvi!:D) la sera siamo rimasti nei paraggi di Kamari, dove alloggiavamo in un carinissimo appartamento e abbiamo mangiato, affamatissimi, nella prima taverna greca che abbiamo trovato.
Devo dire che ero già piena dopo il 1/2 litro di mythos, la birra tradizionale greca - un po' come la nostra Moretti per intendersi- scolato praticamente per intero prima che arrivasse da mangiare, quindi sono stata più che a posto con una porzione di dolmades e un'insalata di verdure miste, pomodorini secchi e capperi a cui ho chiesto di rimuovere il formaggio grigliato.
Nota sulle insalate: sono presenti in TUTTI i ristoranti, spesso con il formaggio, ma non fanno mai problemi se si chiede di ometterlo. A differenza dell'Italia, dove per uno scherzo di insalata di partono anche dieci euro, qui le porzioni sono veramente abbondanti, e golosità e voglia di assaggiare più cose a parte, secondo me molto spesso anche sufficienti a saziarsi.

venerdì 8 luglio 2016

Grawnola alla spirulina, proteine della canapa e albicocche secche. Cronaca di una dipendenza.

Sì, forse stiamo diventando un po' monotematici qui. Si vedono solo gelati, frulllati, frullati gelati, dolcetti raw, ogni tanto qualche insalata, e poi di nuovo dolci - meglio se raw e gelati. Non ho mai fatto mistero della mia predilezione per questo tipo di preparazioni a base di frutta fresca, disidratata, noci e semi, e anche se quest'estate non sto seguendo tanto rigorosamente come le scorse un'alimentazione cruda, continuo a preferire questo tipo di prodotti e cibi.
Pur nel mio mantenere un linea abbastanza coerente con sè stessa per quanto riguarda ciò che preparo e di conseguenza pubblico trovo che le possibili combinazioni tra le famiglie di ingredienti indicati prima siano così vaste che sia impossibile ripetersi e dare vita a qualcosa che sia eccessivamente somigliante a qualcosa che ho già fatto, e spero perciò di riuscire a proporre sempre qualcosa di diverso seppure alcune materie prime rimangano costanti.


Di granole crudiste infatti ormai ne sono già comparse tre. E' un prodotto che utilizzo molto spesso come topping di gelati di banana, frullati al cucchiaio, ma anche, perchè no, al mattino nel latte o nello yogurt, che pur non essendo a loro volta crudi rimane pur sempre preferibile accompagnarli a qualcosa di integrale e fatto in casa piuttosto che a tanti muesli ricchi di grassi o zuccheri raffinati che si trovano in commercio. Non riesco a fare a meno della "parte croccante", mi piace sgranocchiare e trovarne i pezzettini nascosti tra le curve morbide del gelato. Ovviamente è anche uno snack comodo da portarsi dietro in un sacchettino al posto delle barrette, essendo completo di fibre, proteine e grassi (dei semi) riempie e tieni sazi per un po'.
Appena ne finisco una scorta, comincio subito a pensare a come poter fare quella successiva: c'è stata quella golosa al cacao nel periodo Natalizio in cui non potevo concepire qualsiasi cosa che non fosse a base di cioccolato, c'è stata quella più sana e vitaminica con le bacche di goji, ora, nella mia fase da (finta) fitness addicted ve ne presento una *leggermente* più proteica e arricchita da un superfood che personalmente adoro, la spirulina. Mi piace tantissimo il suo colore e il suo retrogusto lievemente marino, persino nel dolce (anche il gelato di banana al gusto spirulina è una bomba!). Aspetto soggettivo a parte, è un alimento completo da un punto di vista proteico (contenendo tutti e 8 gli amminoacidi essenziali) oltre a contenere acidi grassi omega 3 e 6. Ricca di ferro e calcio (dicono addirittura 26 volte più del latte di mucca!), risulta anche molto utile per l'espulsione dei metalli pesanti dal proprio organismo. Un vero concentrato di proprietà benefiche quindi, da non farsi mancare in dispensa.
Come al solito la preparazione richiede di partire con almeno un paio di giorni di anticipo, per l'attivazione del grano saraceno e il passaggio in essiccatore.

giovedì 30 giugno 2016

Crostata di fragole con farina di farro e avena (senza zucchero). Quando la frutta finisce in forno

Non vi verrò a raccontare bazzecole e non vi dirò che questo è il periodo perfetto per infornare questa crostata ideale per la colazione o la merenda, giacchè a colazione, almeno io, ormai mangio nuovamente solo cose fredde (che sia frutta o che sia yogurt/latte con cereali), così come a pranzo e così come a merenda, nè che non è poi così tutta questa sofferenza accendere il forno con i gradi di questi giorni, perchè, se io sono piuttosto stoica quanto a temperature, so che molti di voi non sono altrettanto. Come ho ripetuto qua e là più volte, io sono perfettamente a mio agio con queste temperature (anzi, vi dirò, che ieri sera a mezzanotte in pieno centro mi sono dovuta mettere il giacchetto e questa cosa non mi è piaciuta per niente:D), aspettavo questo momento da mesi e mesi e adesso che è arrivato, non mi sogno neanche lontanamente di lamentarmi per qualche gocciolina di sudore in più. Più che l'incapacità di stare nella stanza di un forno acceso è proprio che il caldo non mi invoglia a mangiare cibi troppo complessi, ho voglia di cose leggere (che poi finisca a mangiarmi ciotole di gelato di banana senza fondo con sopra l'inimmaginabile è un altro discorso), preferibilmente fresche, ricche prevalentemente di frutta e verdura.


Questa crostata infatti l'ho fatta un po' di tempo di fa - dopo essermi fatta rapire dal rosso brillante della pie della mia gatta preferita - , quando ancora non accennava a smettere di piovere e una giornata cominciata con uno sguardo al cielo grigio e il pensiero di dover mettere ancora la felpa col cappuccio poteva essere rallegrata solo dal conforto di un dolce di sostanza fatto in casa.
Attenzione, questo ovviamente non vuol dire che mi sia scomparsa la voglia di dolce (ma quando mai?!) ma che è stata trasformata in bisogno fisico di gelato quasi quotidiano -che sia quello di banana o quello artigianale- dolcetti raw preferibilmente belli freddi pure loro, e naturalmente dosi più massicce di frutta reintegrate nell'alimentazione quotidiana.


Ho ricominciato a mangiare più spesso frutta anche a pranzo, ma se riesco a pasteggiare tranquillamente a pesche, fichi, albicocche, ciliegie, meloni così in purezza senza stancarmi, per quando mi piacciano, con le fragole non riesco a fare altrettanto.
Preferisco metterle nello yogurt, sul gelato, in un'insalata, ma così da sole ecco no, non mi danno quella soddisfazione che altra frutta sa regalarmi.
Ecco perchè sono state abbastanza (s) fortunate da riuscire a finire in un dolce.
E' una crostata essenziale, poco dolce, ma con quei tocchi di freschezza dati dalla frutta in pezzi e la menta fresca che può renderla infondo non così fuori luogo anche a questo periodo dell'anno.